Chi Siamo


Il progetto


La Casa Internazionale delle Donne è un progetto del movimento delle donne di Roma che ha origine negli anni dell’occupazione di via del Governo Vecchio e che raccoglie l’eredità della Casa delle donne lì creata.

Più di quaranta associazioni, federate al Centro Femminista Separatista (CFS) e all'Associazione Federativa Femminista Internazionale (AFFI), alcune delle quali costituitesi in Consorzio, hanno dato vita a un grande progetto, unico in Italia, che racchiude la storia ed i successi del movimento di liberazione delle donne.

L’obiettivo del progetto è sempre stato la creazione di una struttura aperta, un laboratorio dove coniugare impresa culturale e servizi.

La Casa Internazionale delle Donne, che conta unicamente sull’autofinanziamento, e non ha fini di lucro, è dunque frutto di un forte impulso imprenditoriale, che nasce dal piacere di lavorare insieme con concretezza e senso di responsabilità. L’impegno comune è quello di far crescere la Casa nell’interesse della collettività, interagendo con la comunità femminile internazionale.
All’interno del complesso sono presenti una bottega che promuove l’artiginato delle donne e i prodotti equo-solidali, una libreria, una caffetteria, un centro congressi, un centro di documentazione, l’archivio storico del movimento delle donne e una biblioteca. Vengono organizzati corsi di formazione, spettacoli, mostre, seminari e presentazioni di libri. Sono attivi un centro di consulenza psicologica, di consulenza legale e un centro per la salute della donna
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STATUTO Consorzio Casa Internazionale delle Donne



ADESIONE per le associazioni al Consorzio Casa Internazionale delle Donne



REGOLAMENTO del Consorzio Casa Internazionale delle Donne

 

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La storia del luogo

di M.Paola Fiorensoli

Quello che l’Ottocento ha nominato Buon Pastore e oggi è la Casa Internazionale delle Donne, nasce nel 1615 come primo reclusorio femminile laico carmelitano dello Stato della Chiesa, denominato Ospizio della S. Croce per Pentite.

La sua ragione è nell’attuazione delle politiche controriformiste di conversione (da altre fedi o a comportamenti allineati alle direttive della nuova teocrazia post-tridentina) rivolte alle donne articolata in reclusione religiosa (conventi), laica, soprattutto teresiana e agostiniana (rifugi e ospizi), fino all’Inquisizione di cui la Caccia alle streghe sarà un atroce aspetto. Lo stato di completa subalternità femminile, sancita dal costume e dalla legislazione coeva, con la nascita della teocrazia (Stato della Chiesa) incrudelì le istituzioni e gli strumenti con cui si perseguivano le politiche controriformiste.

Roma, imitatata da tutte le terre cattoliche, creò strutture, dove laiche (persone senza i voti religiosi) di qualsiasi età, colpevoli di reati veri o presunti rispetto alla moralità e alla fede, erano rinchiuse in modo coatto (Tribunale dell’Inquisizione, Tribunale del Cardinal Vicario, Collegio dei Parroci, famiglie) o "volontario", per il senso che può avere la parola in una società in cui il destino di una donna (in stato pupillare dalla nascita alla morte) è iscritto nel silenzio, nell’obbedienza, nel passaggio di tutela dalla famiglia originaria a quella acquisita tramite il matrimonio e la monacazione. Donne che portavano da sole il peso, la colpa, l’emarginazione, la povertà, l’ignoranza, l’abbandono cui erano destinate e che entravano come Convertite o Pentite nei Rifugi (ex prostitute, adultere, madri nubili, donne con disagi, malmaritate o donne non in regola con gli obblighi religiosi). Alcuni reclusori (i Conservatori) erano per le pericolate, (bambine di famiglie sospette di immoralità o eresia, o orfane o vagabonde) talvolta messe nei Rifugi, come alla Lungara...

Ufficialmente, l’Ospizio della S. Croce alla Lungara ha per fondatore Domenico di Gesù Maria (un Carmelitano scalzo della Congregazione di S. Elia) che molto si prodigò per trovare i fondi per costruirlo e che dette un Regolamento ispirato a quello delle carmelitane scalze nella versione laica corrente: quello delle Agostiniane Convertite, un ordine cinquecentesco romano per ex prostitute che anch’esso farà scuola.
In realtà, all’origine dell’Ospizio, c’è un Patronato di Dame - impegnate nelle politiche controriformiste rivolte alle disoneste - che avevano trovato, come d’uso, aiuto e finanziamento nella loro potente rete amicale e parentale.

Le Pentite erano espressione del sessismo, dell’emarginazione sociale, del clima persecutorio, delle violenze dentro e fuori la famiglia, in cui viveva la quasi totalità delle donne, qualsiasi età avessero e a qualsiasi ceto appartenessero. Discriminazioni che determinavano il destino singolo e collettivo delle generazioni femminili, colpendo maggiormente le più giovani, povere e indifese. Nell’Ospizio, le Pentite si mantenevano poveramente, cucendo, coltivando l’orto e il frutteto, ricevendo elemosine e piccole doti d’ingresso.

Nella seconda metà del Seicento l’Ospizio, seguendo un preciso indirizzo controriformista che tendeva a monacare tutte le comunità di laiche, diventò il Monastero della S. Croce, prima fondazione del nuovo ordine delle Agostiniane Convertite Riformate o Oblate della Penitenza, che avevano la loro sede nel convento di fronte (S. Giacomo alla Lungara). Alcune di costoro andarono a dirigere la nuova comunità monastica del S. Croce. Le Oblate vivevano un’esperienza di stampo teresiano, intessuta di sacrifici e forme devozionali anche violente e le loro educande vivevano in silenzio e in preghiera, catechizzate, alfabetizzate e addestrate nei lavori di cura o lavori donneschi.

Una situazione immutata per tutto il Settecento. Ridotte a pochissime, nel 1802 le Oblate misero il Monastero a disposizione del Collegio dei Parroci, che v’internò, a suo criterio, adulte e bambine dirette, con criteri volontaristici, da un Patronato di Dame. Il Monastero della S. Croce fungeva da reclusorio non solo per il Collegio dei Parroci ma anche per tutte quelle famiglie che volevano rinchiudere una parente per motivi punitivi o preventivi o per disfarsi di persone eccedenti le proprie strategie affettive ed economiche.

Nel 1838, il Cardinal Vicario Carlo Odescalchi revocò la gestione al Patronato di Dame, affidandola all’ordine vandeano “Nostra Signora della Carità del Buon Pastore”, da lui chiamato in città nell’ambito delle politiche della Restaurazione delle quali la fondatrice, suor Maria di S. Eufrasia Pelletier (santificata nel 1941), sarà antesignana e protagonista.

L’ingresso delle suore francesi avviò un profondo cambiamento nell’organizzazione del carcere-monastero, diventato Monastero del Buon Pastore e reclusorio del Tribunale del Cardinal Vicario e, nel 1854, con l’ampliamento dell’edificio, carcere statale dove si scontavano ergastoli e lavori forzati.

Il Buon Pastore contò così altri primati. Diventò il primo carcere statale gestito dall’Ordine di Nostra Signora della Carità del Buon Pastore che proprio a partire dalla sperimentazione lì attuata codificherà un modello di carcerazione femminile poi esportato in tutto il mondo e specifico nella specializzazione carceraria dell’Ordine; diventò il primo carcere femminile dello Stato della Chiesa dove le politiche di restaurazione teocratica sottoposero le recluse ad un regolamento d’ispirazione monastica (Regola delle Maddalene, con lavoro obbligatorio di cucito e ricamo), che assimilò le carcerate a delle Pentite da recuperare alla società e alla ortodossia cattolica attraverso l’espiazione della pena e la conversione.

Il Buon Pastore diventò uno dei più grandi e polifunzionali reclusori teocratici, abitato da due comunità monastiche (Nostra Signora della Carità del Buon Pastore e la Congregazione delle Maddalene) e tre di laiche (carcerate con sentenza, senza sentenza e figlie delle carcerate).
Entrarono nelle sue celle recluse di altri carceri femminili, patriote e filosofe perseguitate per le loro idee, suore di cui gli ordini volevano liberarsi e donne in transito verso o da il manicomio. La struttura aveva un ruolo dissuasivo, punitivo e infamante verso le generazioni femminili: andare al Buon Pastore, disonorava una donna anche se la sua funzione sociale e morale era quella di farle recuperare onestà.

L’avvento del Regno d’Italia (che fece proprio il carcere statale e confermò la gestione delle suore) affollò le celle di prostitute clandestine e di fuggitive dalle Case di tolleranza colpite dalla legge Cavour: una umanità dolente cui rivolsero attenzione le prime organizzazioni delle donne che denunciavano la subalternità femminile e si spendevano per contrastarla.

Quando, nel 1895, il carcere statale si trasferì a Regina Coeli, la grande struttura polifunzionale (carcere, monastero, industria, scuola, educandato, orfanotrofio), restò abitata solo nell’ala seicentesca, dove niente cambiò nelle quotidianità e nelle reclusioni. Cambiò invece, e del tutto, la vicenda amministrativa, poiché il Regno d’Italia affidò la gestione della struttura (diventata un Riformatorio femminile), a una serie di Opere Pie che proseguirono l’operato delle suore.
Neanche le due guerre cambiarono la vita paramonastica delle recluse nel Riformatorio monarchico poi diventato, con la Repubblica, un Osservatorio minorile (Osm), mentre la vendita dell’edificio al Comune di Roma (1941) da parte dell’Opera Pia, provocò una serie di cause intentate contro il Comune di Roma sia da parte della stessa Opera Pia che da parte dell’Ordine di Nostra Signora della Carità del Buon Pastore. Cause sempre vinte dal Comune che però affittò lo stabile, per un trentennio, all’Opera Pia che gestiva l’Osservatorio, con scadenza nel 1983.
Quello stesso anno, le suore e l’Opera Pia lasceranno l’edificio, assegnato “a finalità sociali, con particolare riguardo alla cittadinanza femminile (Casa della donna, sede dei movimenti femministi)” (delibera n. 6325 del Comune di Roma), e destinato, in parte, al Centro Femminista Separatista costituito da dieci Associazioni e gruppi che in cambio lasciarono la casa delle donne di Via del Governo Vecchio.

Ad oggi, non tutto il complesso è restaurato (manca il IV Lotto) ma gran parte di esso offre locali nuovi e preziosi per la collettività femminile cittadina, nazionale e internazionale, dove un simbolico di libertà e autodeterminazione ha sostituito quello subalterno e sessista e dove si realizza un altro primato: quello di essere un luogo solidale e d’accoglienza, di aiuto e di servizio, di cultura e di lotta e di tutto ciò che esprimono le culture delle donne e le loro politiche, affinché per la prima volta ci sia un luogo, non l’unico, ma certamente importante, destinato dalle donne ad altre donne e che trasmette in prima persona, senza mediazioni, le esperienze e i saperi del nostro genere alle generazioni future.

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1983 - 2003 - dalla Casa della donna di Via del Governo Vecchio

alla Casa Internazionale delle Donne

di Giovanna Olivieri

La negoziazione con l’Amministrazione capitolina per avere una sede decente al posto della storica ma disastrata Casa di Via del Governo Vecchio aveva convinto 10 gruppi e associazioni storiche del Coordinamento femminista che avevano condotto la trattativa della necessità di un soggetto giuridico unitario. nasce così il 21 febbraio 1983 l’Associazione Centro Femminista Separatista: Centro Documentazione Studi sul Femminismo, Collegamento fra Lesbiche Italiane (CLI), Collettivo Casalinghe, Gruppo Self help–MLD, Centro Culturale Virginia Woolf, Circolo Culturale Erbavoglio, Quotidiano Donna coop. r. l., Movimento di Liberazione della Donna (MLD), Movimento Femminista Romano di via Pompeo Magno (MFR) e Vivere lesbica di via Pompeo Magno, sono le Associazioni firmatarie dell’Atto Costitutivo. Individuato fra i beni indisponibili del Comune di Roma l’immobile di Via della Lungara, denominato “Buon Pastore”, finalmente è assegnato dalla Giunta Comunale l’8 marzo 1983, su proposta dell’Assessore al Patrimonio Mirella Arcangeli al Centro Femminista Separatista .

Ultimati dopo vari intoppi i lavori di restauro leggero, su 400 dei 1900 mq assegnati, il Centro Femminista Separatista viene inaugurato ufficialmente il 29 Marzo 1985 con la consegna delle chiavi da parte del Comune e la lettura di un documento: la scelta di intraprendere una trattativa con il Comune è maturata a partire dalla profonda convinzione che un sistema democratico in quanto tale, debba garantire anche alle donne spazi di espressione autonoma della politicità… e la correttezza e il rigore con cui [la trattativa] è stata condotta da entrambe le parti, segnalano sul versante delle donne un “ darsi credito” che è maturità personale e politica.

E all’inaugurazione del 18 maggio (con conferenza stampa e festa serale) il Centro Femminista Separatista così si esprime: ciò che ci accomuna è la consapevolezza che il separatismo … innesta un processo lungo ma reale di costruzione di un’identità collettiva… la pratica del separatismo è più che mai valida e necessaria contro chi ci vuole disperse e disgregate e, quindi, di nuovo, controllabili ed assimilabili. E sull’identità della Casa: E’ un luogo diverso che rispecchia le modificazioni del movimento femminista degli ultimi anni. Non è la “Casa” simbolica di tutte le donne, affascinante ed anche rassicurante, una casa che tutto può comprendere e contenere in una specie di caldo magma.
Le singole realtà presentano i programmi: menopausa ed educazione sessuale nella scuola, sistemazione dell’eredità del Centro Documentazione MFR di Via Pompeo Magno e apertura dell’archivio (Centro Documentazione e Studi sul Femminismo), corso universitario di giornalismo (Quotidiano Donna), rete di contatti europea (Collettivo Casalinghe), riflessione sulle modificazioni del femminismo (MLD), corsi a tema a partire da settembre (Centro Culturale Virginia Woolf), pubblicazione di un Bollettino e somministrazione di un Questionario sulla vita delle lesbiche (CLI).

La prima iniziativa nazionale in programma, al Centro Femminista Separatista è il Convegno Di sessualità parliamo noi organizzato dal Comitato Promotore della legge di iniziativa popolare contro la violenza sessuale . Il Convegno si svolge in giardino il 24 e 25 maggio 1985 e, oltre a un confronto interessante sulla violenza e sul rapporto delle donne con il piacere, dà luogo a numerosi interventi autocoscienziali sulle scelte e gli orientamenti della sessualità .
Dall’1 al 3 novembre è poi la volta del IV Convegno lesbico nazionale La ricerca lesbica: realtà, etica e politica dei rapporti tra donne organizzato dalle donne lesbiche di tutti i gruppi del Centro Femminista Separatista e il 30 novembre del convegno nazionale Luoghi della sessualità, luoghi della scienza. organizzato dal Coordinamento Nazionale Consultori

Terminata l’installazione del riscaldamento il Centro Culturale Virginia Woolf inaugura il 31 gennaio del 1986 le attività , articolate quell’anno attorno al tema Il soggetto inaudito. Breve dialogo sulla differenza sessuale affrontato nel dialogo fra Alessandra Bocchetti e Bia Sarasini. Il programma, che presenta seminari, corsi, wokshop e conferenze, è ricco di donne della cultura e del giornalismo impegnate nel femminismo qui in qualità di docenti e conferenziere (Angioni, Balbo, Bocchetti, Boccia, Boetti, Bonacchi, Cavarero, Chirassi-Colombo, Cupelloni Decina- Lombardi, D’Erme, Di Cori, Dinelli, Dominijanni, Fattorini, Frabotta, Fraire, Gagliasso, Iaccarino, Marazzita-Marsili, Masi, Melandri, Menapace, Milillo, Pitch, Rossi, Rossi-Doria, Sarasini, Scaraffia, Scattigno, Tatafiore, Veggetti-Finzi, Valle) e tante sono le iscritte che studiano e dibattono sotto le volte dell’ex reclusorio dell’ Ex-Buon Pastore.
La sovrapposizione di attività dei gruppi interni e le richieste di utilizzo dei gruppi esterni ripropongono la questione della parte non restaurata , perciò il Centro Femminista Separatista stampa e distribuisce 2000 cartoline da inviare al Sindaco con la richiesta di adempiere alla delibera di assegnazione restaurando i locali assegnati per consentire l’attività dei gruppi (ai quali si è aggiunto il collettivo di studentesse Luna e l’altra).

All’incidente della centrale nucleare di Cernobyl fa seguito una immediata manifestazione antinucleare - alla quale aderiscono con lo striscione Le donne accusano MLD, “Virginia Woolf” e alcune femministe - e una successiva manifestazione nazionale separatista del 24 maggio preparata da molte riunioni al Centro Femminista Separatista alla quale aderiscono donne dei partiti e delle istituzioni.

Nel documento, firmato Movimento Femminista di Roma, si legge: Ad un pensiero che, definendosi universale ed esprimendo invece la parzialità di un solo sesso, persegue in nome di tutti un’idea di benessere falsa che arriva a minacciare la distruzione dell’umanità e della natura le donne oppongono un pensiero attento alla vita che le ha sempre accompagnate nei lunghi secoli della storia .
A giugno il Convegno, accompagnato da proiezioni di video e diapositive, Pornografia. Un progetto contro la sessualità organizzato da Comitato promotore per la legge contro la violenza sessuale e dal collettivo di studentesse Luna e l’altra provoca un acceso dibattito sul potere nella relazione sessuale e sulla versione sadomasochista del sesso.

Nel settembre 1986 il CLI fonda l’Archivio lesbico ALI per raccogliere e conservare il materiale e le pubblicazioni sul lesbismo e il Centro Documentazione Studi sul Femminismo riapre la consultazione e la biblioteca.
Ed è il Comitato promotore per la legge contro la violenza sessuale insieme al gruppo Femministe in Rivolta e al Comitato per la Trasformazione della Giustizia ad organizzare un Incontro su prostituzione e stupro nel quale si denuncia la tratta delle donne avviate alla prostituzione nel terzo mondo e il tentativo messo in atto (al Convegno delle donne prostitute svoltosi al Parlamento europeo, N.d.R.) di allargare le categorie concettuali per innestare il rapporto di prostituzione nelle “relazioni di scambio”(Elvira Banotti) .

Inaugurati il 31 gennaio 1987 da una tre giorni su Vicende femminili nella dimensione psicoanalitica i Corsi del “Virginia Woolf” hanno come tema le donne e il potere. Sul tema il gruppo organizzatore non trova unanimità e il testo del programma presenta quindi quattro interventi diversi: Vincere cosa, vincere cosa. La nostra questione con il potere di Alessandra Bocchetti e Luisa Muraro, Identità e ricerca scientifica di Gabriella Frabotta, Modi di pensare di Francesca Molfino Problemi del potere e differenza sessuale di Bia Sarasini. Fra le tante docenti dal prestigio consolidato si annovera quell’anno anche Gianna Nannini - che illustra quella che diventerà poi la sua tesi di laurea sul corpo delle donne nella musica – al seminario la potenza dei megawatt. Che cosa c’entrano le rockstar con il femminismo? tenuto da Paola Tavella.

Altri gruppi, interni ed esterni, organizzano presentazioni di libri, di riflessione corporea, scuola di ballo, proiezioni di film, feste di finanziamento , nonostante l’esiguità degli spazi che costringe ad attività ridotte e a turnazioni di presenza specialmente con i corsi del “Virginia Woolf”.
Il 6 aprile la Giunta Comunale dimissionaria, presieduta da Signorello, delibera con procedura d’urgenza e con i poteri del Consiglio la concessione all’Ente Chiesa S. Croce alla Lungara di 1725 mq del Buon Pastore stante l’urgenza di ripristinare le funzioni di culto e le connesse attività giovanili particolarmente necessarie nella zona al canone ricognitivo di L. 100.000.

Il 29 aprile 1987 il comunicato stilato al Centro Femminista Separatista, e firmato “Le donne del movimento femminista di Roma”, dichiara che le donne esigono l’annullamento di questa vergognosa delibera che verrà denunciata all’opinione pubblica e contro la quale faranno ricorso a tutti gli organi competenti. Da questo momento prendono il controllo di tutti gli spazi loro sottratti…e cominciano da quella parte del Buon Pastore che si vuole regalare al vicariato . L’assemblea riunita al Centro Femminista Separatista ha infatti deciso l’occupazione - a cui in breve tempo aderiscono altri 19 gruppi – e il ricorso al TAR per chiedere la sospensione e la dichiarazione di illegittimità della delibera in contrasto con la destinazione d’uso dell’intero complesso contemplato dalla delibera del 1983.
Il ricorso, firmato oltre che dai dieci gruppi del Centro Femminista Separatista da altri nove gruppi e da una donna singola, viene presentato con l’avvocata Lagostena Bassi in luglio e intanto si raccolgono adesioni di gruppi (saranno 46) e firme (saranno 802) con un Manifesto di adesione all’occupazione da parte del Movimento femminista di Roma dell’edificio Buon Pastore.

Il giardino occupato – un’inestricabile tappeto di fragoline rivelatesi purtroppo insapori, una magnolia centenaria bellissima, un albicocco dai piccoli frutti profumati – viene ripulito e ripiantato e desta la meraviglia delle molte donne che partecipano alla giornata del 27 giugno 1987 organizzata dal CLI, nella quale è inaugurata la mostra fotografica Metamorfosi e sono lette da Dacia Maraini, che si alterna alle autrici, le poesie del libro appena pubblicato dal CLI Poeresia 50 voci di una differenza
Intanto, sia le donne del Centro Femminista Separatista sia le donne degli altri gruppi occupanti riunite in un Comitato di gestione dell’occupazione lavorano a sistemare gli interni, ridotti a cantiere dai lavori di ristrutturazione lasciati in sospeso dalle suore, cosicché a fine ottobre, nella stanza del caminetto, s’inaugura la versione invernale della Taverna delle Sette Streghe, e tante stanze sono rese vivibili dalle Associazioni occupanti.
Nella difesa di questi spazi e nella realizzazione della Casa Internazionale delle Donne danno da subito il loro appoggio le Consigliere elette nelle liste del PCI che si impegnano nella battaglia per ottenere l’inserimento del restauro del Buon Pastore nei progetti di Roma Capitale.

Esce a metà febbraio 1988 Lo stato delle cose. Separazione sì, scissione no, programma del “Virginia Woolf” suddiviso in due parti, ciascuna facente capo a un diverso intendimento sul senso politico e culturale del Centro. Il gruppo A lo individua nella ricerca sul “soggetto complesso” e il gruppo B nel pensiero della “differenza sessuale”. A firmare i due documenti del programma sono, per il gruppo Gruppo A che lavora su Identità ed emancipazione; Identità e forme della politica; Identità e relazione con l’altro/a; Identità e produzione simbolica, Frabotta, Molfino e Sarasini e, per il Gruppo B, che lavora sul pensiero della differenza sessuale, Bocchetti, Chiaromonte, Menichini, e M. Mosca .

Si avvicina l’8 marzo all’insegna della mobilitazione su Tutto il Buon Pastore alle donne per contrastare l’attacco alle sedi storiche delle donne che accomuna la sede nazionale dell’UDI, il Circolo La goccia e la Libreria delle Donne, tutte sotto sfratto .
Tante le iniziative sia nella parte occupata che nell’ala del CFS: MFR di Via Pompeo Magno pubblicizza l’imminente uscita di un Dizionario con le storie dei Papponi delle televisioni Pubbliche e Private (tutti coloro cioè che hanno fatto del loro odio per le donne il loro trampolino di Slancio ); si danno gli ultimi ritocchi all’allestimento nel Centro Femminista Separatista di ledonnedelledonnedicono, mostra fotografica con catalogo della stampa femminista italiana curata dal Centro Documentazione e Studi sul femminismo e Rassegna Internazionale di riviste lesbiche , mostra documentaria a cura del CLI; si bandisce il concorso fotografico Gesti d’amore fra donne .

In questo fervere di iniziative si abbattono due avvenimenti: lo stupro di gruppo il 5 marzo a due passi da Piazza Navona che ripropone immediatamente e drammaticamente l’urgenza della discussione della legge che giace in parlamento dal 1979 , e la sentenza del TAR il 9 marzo 1988 che rigetta il ricorso per la delibera di assegnazione all’Ente Chiesa, dichiarandolo inammissibile.
La sentenza del TAR vede un’ondata di manifestazioni di solidarietà sia da parte di realtà delle donne, sia di rappresentanti del Parlamento, sia di singole donne (furono raccolte quasi duemila firme) e la decisione di ricorrere al Consiglio di Stato date le irregolarità formali e sostanziali con cui il ricorso era stato rigettato.
La campagna diffamatoria prontamente allestita dalla destra porta il 21 luglio 1989 alla notifica di sgombero, a firma dell’Assessore al patrimonio Gerace, bloccato nell’esecuzione dalla presenza-resistenza di un centinaio di donne, comprese molte consigliere comunali e provinciali e alcune parlamentari.
L’estate dell’’89 segna un punto di svolta nell’aggregazione dei gruppi della parte occupata che diventa una Federazione di Associazioni - AFFI, Associazione Federativa Femminista Internazionale - con l’obiettivo di costruire nel Buon Passtore il progetto Casa Internazionale delle Donne per la realizzazione e la promozione di attività politiche, culturali, artistiche, artigianali e di servizio per le donne.
L’8 Marzo 1990 il sindaco Carraro in visita al Buon Pastore occupato dichiara la disponibilità della Giunta a far partire i lavori di restauro riconoscendo la tenacia di un’azione che aveva strappato al degrado un bene comunale e il valore del progetto destinato alla popolazione femminile. Cominciano i rilievi dello stabile e la progettazione dei lavori di restauro.
L’anno 1991 si apre con un ulteriore aumento (fino a 5 miliardi) del finanziamento - approvato dalla Giunta di Roma il 25 febbraio 1990 - per i lavori di consolidamento e impermeabilizzazione che pone finalmente un punto fermo nella salvaguardia dell’edificio - l’ala ottocentesca disabitata sta subendo le irreparabili ingiurie dell’incuria e una parte del tetto sta crollando per le infiltrazioni, danneggiando anche i pavimenti sottostanti – anche se non fa menzione della sua destinazione a Casa Internazionale delle Donne.
Il 1 marzo 1992 il Ministero Aree Urbane approva il progetto Casa internazionale delle Donne. Iniziano i sondaggi e le Architette Luigia Zoli, Roberta Rosati e Fiorella de Grandis lavorano in stretta relazione con le Associazioni della casa alla stesura del progetto architettonico che sarà presentato il 2 aprile 1993 al pubblico nella ex chiesa di S. Rita con le planimetri e le relazioni della dott. Anna Maria Cerioni della Sovrintendenza e della Dott. Luisa Cardulli.


Per il progetto esecutivo di restauro, oltrechè di risanamento, e per ulteriori lavori necessari a restaurare anche l’ala del ‘600, mancavano però i fondi e solo la delibera del Consiglio Comunale dell’8 marzo ‘96 che inseriva la Casa Internazionale delle Donne nell’elenco delle opere previste per il Giubileo (avversata strenuamente in aula dal Consigliere di AN Buontempo) dà una svolta concreta alla fattibilità del progetto (solo i cantieri realmente aperti e funzionanti avrebbero avuto i finanziamenti per il Giubileo)
Al cantiere fa visita anche il nuovo Sindaco Rutelli il 19 maggio riconfermando la volontà della Giunta di destinare tutto il complesso alla Casa Internazionale delle Donne istituendo, per redigere il piano di fattibilità, una Commissione Comunale .
La Commissione, insediatasi alla fine del ’96 e presieduta da Pasqualina Napolitano, 6 mesi dopo presenta una relazione di fattibilità che sarà assunta nell’agosto 1999 come atto conclusivo approvato dalla Giunta comunale.
Il 1997 vede CFS, AFFI e Res Progetti impegnati con la costituita Associazione di scopo InNOWazione a realizzare un Corso di formazione finanziato dalla Regione Lazio e dal Fondo Sociale europeo per acquisire le competenze atte a gestire, tramite Consorzio, la Casa Internazionale delle Donne .

Sull’urgenza dell’apertura del cantiere CFS e AFFI organizzano lo spazio assegnato provvisoriamente alle due Associazioni nei locali dell’ex Ristorante Benito ubicato nella parte non monumentale dello stabile. Intanto è costituito il Consorzio Casa Internazionale delle Donne per gestire il complesso, si procede in stretta collaborazione con la Commissione delle elette alla trattativa con l’Assessorato al Patrimonio per la delibera di assegnazione della Casa secondo il piano di fattibilità approvato dalla Giunta e finalmente la casa è inaugurata l’8 Marzo 2002.

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English version

The International House of Women has been reopened in Rome, it is located in Via della Lungara, in a building which was built during the century of 1600 and it is called “Buon Pastore” (Good Shepherd). More than 40 associations, some constitute a society, have brouht to life a big project, (which is unique in Italy), which talks about the history and success of women’s liberation movement. A corageous commitment, a very hospitable place where women of the world can meet, offers many services and political and cultural activities open to the collectivity.
Within the complex you can find: a store which sells products hand-made by female artisans and people of the Third World, a book store and a coffee shop, a convention center, a documentation center, an historic library of the women’s liberation movement and a library.
It is possible to hold courses, performances, exhibitions, seminars and new book presentations. Within the complex are also offerred psicological consultences, legal consultants, and a health center.

In order to have easy access to these services, at the ground floor there is a restaurant-bar located at the center of the garden. The ceilings are high with arch sahaped wooden beams in sight, the furnishings are comprised of dark wood furniture mixed with modern functional furniture, which makes it a very pleasant for organizing work oriented meals or a candle light dinner.
Access to the Foresteria “Orsa Maggiore” can be achieved by climbing up the carved rock stairway, and is located at the second floor of the building. Classical historical ceilings with wooden beams and brick floors, an informal environment and it is equipped with 35 beds within 9 rooms, distributed in multiple and single rooms furnished with modern furniture, integrated with the original atmsphere and achitecture of the 1600s. All the room are furnished with an individual wardrobe, sheets and pillow cases, blankets , towels, a desk and with heat. The majority of these rooms face the quiet garden, where there is a magnolia which is over one hundred years old. Within the foresteria, there is at everyone’s disposal a room, where one can watch television equipped with a satellite antenna, where a library is kept, where magazines are stored, and also table games are kept.

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Casa Internazionale delle Donne - Tel 06.68401720 - Fax 06.68218287 - e-mail: cciddonne@tiscali.it